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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>T>Torreggiani Alice - La Giovane Donna del Museo della Marineria di Pesaro: indagini chimiche e ricerche storico-scientifiche*
L’idea di fare delle Polene l’argomento centrale della mia tesi nasce da un progetto svolto nell’inverno 2013, nel quale noi studenti della Scuola di Conservazione e Restauro dell’Università di Urbino Carlo Bo abbiamo condotto, con l’ausilio della professoressa Emanuela Conti, delle interviste nell’ambito della ricerca commissionata dalla Provincia di Pesaro e Urbino al Dipartimento di Economia, Società, Politica. Titolo della ricerca: “La fruizione culturale dei cittadini di Pesaro e la valorizzazione socioeconomica del Museo della Marineria Washington Patrignani”.
In quell’occasione la prof.ssa De Nicolò, direttrice del museo, ci organizzò la visita guidata nel suddetto museo, mostrandoci tutto ciò che esso contiene e accompagnandoci con una sua narrazione dettagliata e appassionata. Ciò che non può rimanere inosservato è un oggetto situato all’entrata del piano superiore del Museo, al centro del corridoio: si tratta di una Giovane Donna fatta di legno, protesa in avanti, con i capelli raccolti e gli occhi che guardano lontano. Si tratta di una polena, una donna del mare, della quale si sa poco o nulla, la cui anima chissà che storie potrebbe raccontare.
Quest’opera in legno incuriosirebbe chiunque. La maggior parte dei visitatori la osserverebbe a debita distanza, incuriositi da quell’alone di mistero che provoca la sua figura. Al momento della visita, all’interno del museo, c’erano una quindicina di curiosi studenti di restauro, che si erano già accalcati attorno alla scultura, osservando i dettagli: le mancanze, le fratture, la bruciatura del legno, i rigonfiamenti della parte pittorica, ecc. Sarebbe stato bello poter indagare su una rarità del genere. Allora, quale miglior occasione se non quella di fare dell’opera l’argomento della mia tesi? Inizialmente l’idea era quella di portare a termine il restauro della Polena e presentarlo integralmente. Ma poi la lunghezza dei tempi burocratici e la difficoltà di confronto con un’opera lignea poco conosciuta, hanno deviato l’argomento.
Un bravo restauratore dovrebbe avere più informazioni possibili riguardanti ciò che ha di fronte, prima di procedere con gli interventi pratici. Noi ci siamo trovati di fronte a qualcosa di davvero poco comune: una polena non è una classica scultura lignea, di cui si conoscono le tecniche costruttive, generalmente simili per tutte le opere del genere. Non è fatta per abbellire l’interno di una Chiesa. Una Polena è l’anima della nave, è fatta per affrontare il mare: per resistere al vento, alle onde, al sale. Questi presupposti differenti dovevano essere ben chiari agli intagliatori del legno, ma davvero poco chiari a chiunque altro.
Il lavoro che nasce dalle mie ricerche e dalle mie indagini vuole essere un modo per far conoscere al pubblico qualcosa in più su queste misteriose figure, ma soprattutto vuole costituire una base informativa per qualsiasi possibile intervento di restauro. La tesi è dunque suddivisa in diversi capitoli, che trattano ambiti del sapere molto differenti tra loro. Una buona parte è infatti dedicata alla storia delle Polene, alla loro nascita ed evoluzione nel corso del tempo. Uno sguardo particolare è rivolto alla storia ottocentesca, periodo del quale fa parte anche la Polena di Pesaro. La sezione più tecnico/scientifica ha invece il compito, come solito, di indagare sulle mille domande che sono scaturite dall’osservazione ravvicinata dell’opera lignea.
Nel testo vi sono racchiuse due testimonianze importanti: la prima riguarda un collegamento con un museo francese (il Museo Marittimo di Tatihou), che contiene una polena di manifattura molto simile alla Giovane Donna. La seconda, invece, proviene direttamente da Chiavari, in cui vive e tuttora lavora un signore che sa il fatto suo in quanto a polene. Lui è uno degli ultimi intagliatori di polene presente in Italia ed il suo nome è Franco Casoni.
Il lavoro presentato, corredato del confronto con altri restauri affrontati su opere di questo genere, delle analisi scientifiche effettuate e delle interviste volte ad avere un’idea più chiara riguardo alla manifattura dell’opera sono elementi che hanno guidato il progetto di restauro e che hanno influenzato le scelte riguardanti le fasi d’intervento.
La scelta di sperimentare una documentazione grafica della polena, con una mappatura del degrado direttamente sul modello tridimensionale potrà essere oggetto di ulteriori studi approfonditi per trovare soluzioni ottimali e procedure utili per indagare altri manufatti similari.
Ancor prima dell’indagine sulle polene, è stata effettuata una ricerca volta a raccogliere informazioni sui principali musei del mare italiani che, in quanto contenitori di beni culturali, devono essere sempre tenuti in considerazione. Questo lavoro ha permesso di creare dei confronti tra un museo e l’altro, di prendere qualche spunto per migliorare il museo pesarese (anche a livello di comunicazione) e di avere a portata di mano una lista da consultare in vista di una futura collaborazione.
La collaborazione con la Direzione del Museo della Marineria ha permesso e permetterà attraverso seminari, mostre e attività varie di valorizzare questa particolare tipologia di beni, con un costante dialogo tra operatori diversi così come auspicato nell’ultima parte di questo lavoro. La Direzione del museo a questo proposito ha concretizzato la possibilità di una pubblicazione che va a far parte dei Quaderni del Museo della Marineria, a carattere divulgativo sul lavoro svolto, sia storico-artistico che scientifico destinato al grande pubblico.
Il museo inoltre potrà beneficiare anche dei dati utili al fine della conservazione dell’opera restaurata e di tutta la collezione. Attraverso il monitoraggio microclimatico sono state messe a disposizione tutte le informazioni preliminari riguardanti in particolare i valori di temperatura e umidità ideali per la conservazione di beni della collezione che permetteranno, confrontandoli con i grafici DataLogger, di provvedere a controllare i fattori che provocano gli sbalzi termici rilevati per trovare le soluzioni più consone per ridurli e/o eliminarli. Per portare degli esempi, grande attenzione per quanto riguarda il controllo microclimatico deve essere rivolta all’apertura di porte e finestre e alla regolazione dell’afflusso di fruitori. Anche l’accensione del riscaldamento necessita di un ferreo controllo, cercando di evitare grandi sbalzi passando dai mesi estivi a quelli invernali.
Un altro obiettivo sarà quello di creare un network con altri musei del mare in modo da poter condividere i risultati ottenuti e valorizzare questa tipologia di opere a tutt’oggi ancora poco studiate e in particolare con il museo di Tathiou, il quale, contenendo una polena molto simile a quella pesarese, potrebbe, in occasione di indagini scientifiche, rispondere a molti interrogativi riguardanti la provenienza della Giovane Donna.


*Tesi di Laurea Magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, a.a. 2014/2015. Relatori: prof. Michele  Papi, Prof.ssa Maria Letizia Amadori, Prof.ssa Laura Baratin, Prof.ssa Emanuela Conti; Correlatore: Dott. Giancarlo Costa.


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Sitografia

www.sullacrestadellonda.com

www.xpolymers.it

www.conteng.it

www.ac-ilsestante.it

www.restauraitalia.centrocommercialelafabbrica.com

www.marina.difesa.it

www.museomarinaro.it