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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>S>Strozzi Alessia - Gioielli usciti da un pennello: studio della tecnica di miniatura indiana tramite intervento di conservazione e restauro*
La storia della miniatura indiana segue un andamento diverso e precipuo rispetto alla miniatura occidentale, con cui condivide similitudini nella sola genesi: entrambe nate per la decorazione di manoscritti. Mentre la miniatura occidentale gradualmente decade dopo l’invenzione di Gutenberg, la miniatura indiana mantiene il suo ruolo e acquisisce autonomia: viene prodotta in fogli singoli, le sue dimensioni si ampliano, tanto che l’espressione miniatura si riferisce qui alla finezza del dettaglio più che alla dimensione dell’opera.
Le miniature e gli atelier dove vengono prodotte mantengono un ruolo centrale nell’espressione della magnificenza dei sovrani e per queste ragioni molti di questi dipinti possono considerarsi capolavori superiori alle coeve pitture parietali. Le due miniature oggetto di tesi appartengono al Museo Nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci” di Roma e fanno parte della collezione “Giacomo Mutti”. Questa collezione vanta una commistione tra arte aulica - rappresentata dalla miniatura La festa di Holi del rājā Sangram Singh II - e arte popolare, presenza rara nelle collezioni - rappresentata da Yami su Bufalo preceduta da dromedario. Le opere sono eseguite su di un cartoncino chiamato wasli, composto dall’adesione di due o tre fogli (alcune fonti riportano fino a sette) di carta fatta a mano. Lo stato di conservazione presentava problematiche comuni come lo spolvero di alcuni colori, micro-lacune, sollevamenti della superficie pittorica e distacco delle carte componenti il wasli. La miniatura Yami su bufalo preceduta da dromedario aveva inoltre delle macchie scure che degradavano il supporto fino a perforarlo.

Le analisi diagnostiche operate nei laboratori scientifici dell’ICRCPAL hanno indagato le caratteristiche strutturali e materiali delle componenti e le cause della degradazione. Lo studio dei materiali costitutivi è stato eseguito con l’ausilio di tecniche di Imaging multispettrale, FORS, FTIR e Spettroscopia RAMAN. Dai dati raccolti due pigmenti sono risultati di particolare interesse: il pigmento giallo, uguale nelle due miniature, e il pigmento blu di Yami su Bufalo preceduta da dromedario. Il raffronto dei risultati delle analisi fa presupporre l’attribuzione del pigmento giallo al giallo indiano ma non è possibile attribuire con certezza in quanto la letteratura spettroscopica su tale pigmento è carente, ulteriori studi sono in corso per dirimere l’attribuzione. La miniatura Yami su Bufalo preceduta da dromedario, datata inizialmente al XVIII secolo, presenta un pigmento blu identificato con l’Oltremare sintetico, spostando quindi la datazione dell’opera a dopo il 1826, anno di sintesi del blu oltremare da parte di Guimet e Gmelin.

L’intervento di conservazione e restauro, operato in sinergia con i laboratori diagnostici, ha reso possibile l’arresto delle degradazioni in atto. Le operazioni principali eseguite su entrambe le opere sono state il consolidamento della pellicola pittorica e l’asportazione sul verso dei restauri pregressi. La scelta del consolidante da impiegare su di una superficie pittorica opaca non verniciata è stata coadiuvata da test su campioni che riproducevano i pigmenti presenti nelle miniature originali. I consolidanti testati sono stati Ittiocolla, Ethulose e JunFunori. Il JunFunori è risultato essere il consolidante che meglio risponde alle necessità di consolidare minimizzando le variazioni di aspetto (controllate da misure colorimetriche prima e dopo l’applicazione), compatibile a lungo termine con i materiali costitutivi e, durante l’applicazione, introdotto in minima quantità al fine di raggiungere una coesione efficace del colore e un’adesione dello strato pittorico al substrato. L’applicazione è avvenuta sia a pennello sia per nebulizzazione sull’intera superficie.

La rimozione dei restauri pregressi dal verso dell’opera ha visto l’applicazione di una metodologia che ha permesso di apportare una umidificazione controllata, necessaria alla solubilizzazione dell’adesivo ma che non influisse sulle carte sottostanti e sulla pellicola pittorica. Il sistema di inumidimento a rilascio controllato e concentrato sul punto della carta da rimuovere è stato messo a punto utilizzando gel rigidi di Gellano, sfruttando la capacità sinerica e modificando la percentuale solitamente utilizzata per la pulitura strutturale delle opere. La messa a punto di un tavolo di lavoro montato su di uno specchio ha permesso di operare sul verso dell’opera, controllando al contempo il recto e limitando le operazioni di movimentazione. Per l’opera Yami su bufalo preceduta da dromedario è stato approntato uno specifico studio delle macchie che degradano il supporto. Dalle indagini con Fluorescenza da raggi X (XRF) e con Microscopio Elettronico a Scansione (SEM in modalità EDX) è emersa la presenza di Ioni Fe3+ che riuscivano a innescare il processo idrolitico di degradazione della carta nonostante la misura del pH del supporto risultasse conforme agli standard di conservazione.

Per creare un ambiente sfavorevole alla possibile futura degradazione indotta da ferro residuo nella carta, si è deciso per un intervento di deacidificazione e pulitura strutturale tramite idrogel. L’innalzamento del pH, sfavorevole alla degradazione, è stato ulteriormente eseguito conferendo alla carta riserva alcalina. L’applicazione ha considerato l’uso di solventi che non danneggiassero la pellicola pittorica e non creassero gore, per questo si sono utilizzate le nanoparticelle. La sintesi del prodotto impiegato, come di altri nanocomposti per la deacidificazione, è stata condotta presso il Dipartimento di Chimica dell’Università Tor Vergata ed è attualmente in fase brevettuale. La sperimentazione su carte e su pergamene dell’uso di nanocomposti si sta svolgendo in collaborazione con il Laboratorio di Chimica dell’ICRCPAL. L’uso del nano carbonato di calcio (nanoCaCO3 ) dissolto in alcol isopropilico, come dimostrato dalle applicazioni su carte-campioni e dagli studi di invecchiamento, assolve egregiamente alla funzione di deacidificazione garantendo una maggiore penetrazione sterica e l’applicazione in sicurezza nei confronti della pellicola pittorica. Per la conservazione dell’opera si necessitano inoltre di parametri ambientali stabili e l’esposizione solo quando ritenuto indispensabile. Non volendo pregiudicarne lo studio, si è acquisito una copia digitale ad alta risoluzione della miniatura. Utilizzando il software Adobe Photoshop CC è stato possibile ricostruire il tessuto e il colore mancante nelle zone lacunose sfruttando gli algoritmi di campionamento di prossimità che il programma mette a disposizione, fondendo perfettamente i pixel riparati con il resto dell’immagine. La riproduzione digitale 2D così elaborata valorizza l’opera consentendo una corretta lettura dei valori espressivi artistici originari – non disturbati dalle macchie – mentre l’originale viene conservato entro parametri stabili nei depositi.

Durante l’intervento conservativo, il confronto delle due opere ha permesso di approfondire un altro campo di ricerca: la manifattura delle miniature. Mentre in letteratura è descritta la manifattura delle miniature di committenza reale, nulla viene indicato riguardo le opere popolari: è qui emersa la mancanza di preparazione del fondo e l’uso di carta con difetti di manifattura. Al termine del restauro le opere sono state montate in passepartout appositamente ideati che assolvono alla funzione di conservazione (in primis), espositive e di studio rendendo possibile la consultazione del verso dell’opera. L’intervento conservativo si è posto come momento privilegiato di conoscenza delle tecniche esecutive e della storia del manufatto. L’operato compiuto ha quindi permesso di arricchire di significati le opere e di renderle nuovamente fruibili nelle sale espositive del Museo.
Questo lavoro si pone come base per ulteriori approfondimenti sul restauro delle miniature e sulle tecniche miniaturistiche orientali.


* Tesi di Laurea Magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali LMR/02 a.a. 2014/15 SAF - ICRCPAL. Relatori: Gabriella Rava, Marina Bicchieri; Correlatori Laura Giuliano, Giovanna Iacono. 


Bibliografia essenziale


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Restauro e analisi diagnostiche


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