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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>S>Stabellini Giulio - Restauro di un Graduale Romano del 1680 e di un manoscritto musicale di Muzio Clementi del XIX secolo appartenenti alla Biblioteca e all’archivio Provinciale dei Frati Cappuccini di Bologna*
Il presente lavoro illustra il restauro conservativo di due esemplari appartenenti alla Biblioteca Provinciale dei Cappuccini di Bologna, un “Graduale Romano” a stampa del 1680 e un manoscritto musicale di “Sonate a 4 mani del Clementi” del XIX secolo. Entrando più nello specifico, si tratta nel primo caso di un volume in tutta pelle con assi lignee, con decorazioni eseguite a secco sul cuoio, tipiche del XVII secolo, provvisto di borchie in ottone su entrambi i piatti e bindelle di chiusura. Nel secondo caso, si tratta di un volume manoscritto con coperta in cartone, ricoperto con carta marmorizzata.

La scelta di tali opere è stata frutto della presa visione del materiale proposto dal Polo Culturale dei Cappuccini dell’Emilia-Romagna per la realizzazione della mostra, intitolata “Musica in Convento”, svoltasi nell’autunno 2013 all’interno dell’omonima biblioteca, nell’ambito della manifestazione bolognese di Artelibro. In seguito, insieme alla bibliotecaria conservatrice della Biblioteca provinciale dei Cappuccini di Bologna e alla Restauratrice di riferimento, è stato proposto alla Sovrintendenza dei Beni Librari e Documentari della Regione Emilia-Romagna un progetto di conservazione e restauro, interessante sia per il contesto storico e culturale, sia per lo stato di conservazione ed anche per le caratteristiche tecnico-strutturali. I due volumi, frutto di due epoche differenti riscontrabili nei materiali utilizzati e nel gusto estetico delle legature, sono però accomunati da il contenuto, il tema musicale e dalla particolare struttura a “dorso staccato” della coperta, tipico di volumi che necessitano di una apertura meno rigida capace di adattarsi al meglio ai leggii.

Un’altra caratteristica per la quale sono state scelte queste due opere, è la metodologia di intervento eseguita sui volumi: un restauro “totale” con smontaggio parziale e un intervento di “piccolo restauro”. Sono state eseguite indagini preliminari al progetto di restauro: una prima ricognizione tramite banche dati On-line, per verificare l’eventuale presenza della stessa o altre edizioni, nel caso del Graduale a stampa. È stata effettuata una ricerca per ciò che riguarda le informazioni sullo stampatore, il luogo e la data di pubblicazione del volume a stampa. In sintesi sono state raccolte tutte quelle notizie di base e di ricerca storica che compongono una sorta di “carta d’identità” di un volume. Il rilevamento dei parametri ambientali e lo stato di fatto degli ambienti dove sono conservati i volumi.

Ricordiamo quali dovrebbero essere le condizioni ottimali per una adeguata conservazione del materiale librario citando direttamente il documento dell’IFLA: “le precauzioni da adottare per la conservazione del materiale di biblioteca consistono fondamentalmente nel creare condizioni ambientali idonee.
Ciò significa focalizzare l’attenzione sui seguenti punti:
a) controllo delle condizioni climatiche dell’ambiente;
b) livello di illuminazione;
c) pulizia dei magazzini;
d) idoneità delle attrezzature;
e) "precauzioni contro i danni fisici in modo particolare nel maneggiamento del materiale librario”. Tali procedure possono consentire una maggiore salvaguardia e mantenimento dei documenti all’intero delle biblioteche e degli archivi, nell’attesa di fondi per il restauro.

Il progetto di restauro è stato sviluppato in modo tale da mantenere il più possibile l’originalità dei manufatti, nel rispetto delle tecniche e adottando i materiali approvati dal Capitolato Speciale Tecnico tipo. L’obiettivo principale nella progettazione di restauro di un volume è soppesare efficacemente più necessità, da quelle funzionali ed estetiche a quelle ovviamente conservative, cercando di rispettare al meglio la sua identità e originalità. Sono pertanto richieste capacità di alto livello professionale, sia per ciò che concerne la figura del restauratore sia per coloro che risultano in diverso modo coinvolti nelle attività di tutela dei Beni Culturali. È di fondamentale importanza ricordarci che non solo queste figure professionali sono responsabili per la salvaguardia delle collezioni, bensì tutti coloro che ne entrano in contatto; l’utente come il personale bibliotecario deve essere consapevole e sensibilizzato nei confronti di questo materiale, andando così a prevenire il più possibile l’insorgere di danni e problematiche che solo un restauratore conservatore sarà in grado di affrontare. Possiamo certamente affermare che, solo negli ultimi decenni, è cambiato l’approccio nei confronti dei volumi in quanto manufatti o opere d’arte; la ricerca, attraverso indagini di tipo archeologico e filologico, ha sensibilizzato i più al rispetto del patrimonio librario e archivistico, attenzione che un tempo era rivolto principalmente alla tutela di altre tipologie di manufatti. Fondamentale è, infine, ricordarci i grandi passi che hanno compiuto le ricerche scientifiche e tecnologiche e quanto davvero si sia investito nella sperimentazione non solo di nuove metodologie di restauro bensì, sulla qualità dei materiali stessi, utili alla conservazione futura del nostro patrimonio librario e archivistico.

Il lavoro presentato in questa tesi è il risultato della sinergia creatasi tra il funzionario della Sovrintendenza dei Beni Librari ed Archivistici dell’Emilia-Romagna, la Bibliotecaria conservatrice della Biblioteca Provinciale dei Cappuccini di Bologna ed i restauratori. Queste tre figure, grazie alle specifiche competenze nel settore della conservazione e delle metodologie del restauro librario, hanno fatto sì che fossero messi a punto due interventi di restauro operativamente e metodologicamente differenti: un intervento di piccolo restauro e un intervento totale con smontaggio parziale. Lo studio effettuato sui volumi sia dal punto di vista storico, sia chimico che diagnostico, ha permesso di approfondire le tecniche e la natura dei materiali dei due manufatti; ciò ha reso possibile un intervento di restauro conservativo in linea con le indicazioni riportate nel Capitolato Speciale Tecnico tipo, affrontando i due approcci possibili al restauro del materiale librario.

Considerate le differenti problematiche strutturali degli oggetti, al termine di questa tesi è possibile considerare valide entrambe le metodologie di intervento: consci dell’importanza della ricerca ed alla luce dei risultati ottenuti, è possibile asserire che esclusivamente il dialogo e la cooperazione tra diverse realtà professionali può condurre a eseguire interventi di restauro conservativo più appropriati, nel rispetto della struttura originale delle opere.


* Tesi di diploma accademico di secondo livello ciclo unico quinquennale in “Restauro del materiale librario ed archivistico, manufatti cartacei e pergamenacei, materiale fotografico, cinematografico e digitale”, Accademia di Belle Arti di Bologna, a.a. 2015/2016 Relatore: Carlotta Letizia Zanasi; Correlatore: Andrea Del Bianco.


Metodi di deacidificazione non acquosa a confronto: sperimentazione su di un volume rilegato e manoscritto ad inchiostro metallo-gallico del XVIII secolo

L’idea di questa tesi si è sviluppata in seguito alla presa visione di un manoscritto appartenente alla Biblioteca Provinciale dei Cappuccini di Bologna, durante lo svolgimento della mostra intitolata “Musica in Convento” svoltasi nell’autunno 2013, all’interno dell’omonima biblioteca in concomitanza della manifestazione bolognese di Artelibro. Il volume in oggetto, un manoscritto musicale intitolato Graduale de Comuni, presenta gravi problematiche sulle carte dovute all’azione degradante del medium grafico impiegato, tuttavia la legatura versa in un buono stato di conservazione, tale da non ipotizzare la scucitura e lo smontaggio della coperta. Grazie alla sinergia tra il Funzionario della Sovrintendenza ai Beni Librari e Documentari, la Bibliotecaria Conservatrice della Biblioteca dei Cappuccini di Bologna e la Restauratrice di riferimento, è stato possibile effettuare uno studio preliminare e stilare un progetto di conservazione e restauro.

Il medium grafico usato sulle carte del volume fa parte della categoria degli inchiostri metallo-gallici; introdotti ed affermatisi incisivamente in tutto l’Occidente a partire dal XV secolo, divengono i più utilizzati in Europa nel XVI secolo. Forti della grande versatilità, l’impiego di tali inchiostri proseguirà fino ai primi anni del’900, proprio per la loro facilità di preparazione e al loro costo ridotto delle materie impiegate. L’inchiostro, presente in numerosi documenti, volumi ed opere d’arte cartacee, è ottenuto facendo reagire l’acido gallo-tannico con il vetriolo: nome generico con cui vengono indicati i solfati di alcuni metalli bivalenti quali, ferro, rame e zinco con struttura cristallina simile.
Gli inchiostri contenenti gli ioni metallici citati, inducono un forte deterioramento al supporto cartaceo, corrodendo la superficie fino a creare dei fori sulle carte ove applicato.
Per far fronte a tale problematica, in questa tesi si propongono differenti metodologie di trattamento delle carte degradate, basate principalmente sull’utilizzo di agenti anti-ossidanti e deacidificanti. L’inchiostro metallo-gallico è particolarmente sensibile all’acqua e corre il rischio di dilavare se sottoposto ad un trattamento di deacidificazione che prevede un’imbibizione in acqua, pertanto questo lavoro vuole mettere in luce i metodi di deacidificazione non acquosa, confrontandoli e studiandone gli effetti direttamente sull’opera.

Il rilevamento del pH e le indagini diagnostiche tramite XRF eseguite in diversi punti prima e dopo l’intervento di deacidificazione, hanno permesso di individuare la composizione dell’inchiostro e l’azione deacidificante sia sul supporto che sul medium grafico.
Il percorso di questa tesi ha portato ad un approfondimento sui tre differenti metodi di deacidificazione non acquosa, quali il propionato di calcio, il BookKeeper e l’applicazione delle nanoparticelle, per valutare il metodo più idoneo tramite un confronto applicativo e una valutazione sul metodo più appropriato di deacidificazione da applicare sugli inchiostri metallo-gallici questo volume.
In primo luogo è stato testato il metodo consigliato dall’ICRCPAL per la deacidificazione di inchiostri metallo-gallici, con propionato di calcio con mezzo alcolico. Tale metodo può essere applicato sia per vaporizzazione sia a pennello; lavorando a libro montato, si è ritenuta meno rischiosa l’applicazione (in quanto maggiormente controllabile), a pennello.
La deacidificazione tramite BookKeeper, è stata anch’essa testata poiché ritenuta valida dal Capitolato Tecnico Speciale tipo, nei casi che necessitano una deacidificazione gassosa.
Durante questo lavoro è stato possibile confrontarsi con il Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze, per presentare le problematiche riscontrate sulla possibilità di un trattamento deacidificante di un manoscritto ad inchiostro metallo-gallico rilegato. Questo confronto ci ha dato la possibilità testare per la prima volta, all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, un prodotto innovativo quale le Nanoparticelle della serie Nanorestore Paper, impiegate nel restauro librario e documentario già da altri centri di ricerca. I risultati ottenuti (a seguito dei rilevamenti del pH e delle indagini ad XRF), tramite l’utilizzo dei tre prodotti impiegati sul manufatto, hanno permesso di fare alcune valutazioni sulla scelta del prodotto più adatto, a seconda delle caratteristiche strutturali e intrinseche del materiale da trattare.
Basandoci sui valori del pH dopo i trattamenti deacidificanti, si potrebbe affermare che il valore di pH più idoneo, sia sul supporto cartaceo privo di tracce di inchiostro, che in corrispondenza del medium grafico, sia il trattamento con BookKeeper. D’altra parte, le perplessità riscontrate per questo metodo, sono dovute alla leggera patina bianca presente che si è generata sulla pagina campione. Questo, ci induce a riflettere se i risultati della deacidificazione, si riferiscano solo allo strato più superficiale della carta.
Al contrario, per quanto riguarda l’applicazione dei prodotti a solvente, l’impressione ottenuta è stata quella di una migliore penetrazione nel substrato che, nel caso delle nanoparticelle permette anche un rilascio di una riserva alcalina.
Al termine di questa tesi è stato possibile conoscere, applicare e analizzare un prodotto nuovo e poco utilizzato nel campo del restauro cartaceo: le nanoparticelle. L’auspicio è quello di aumentare la conoscenza di un nuovo metodo alternativo ai metodi già in uso per la deacidificazione dei supporti cartacei interessati dagli inchiostri metallo-gallici.


* Tesi di diploma accademico di secondo livello ciclo unico quinquennale in “Restauro del materiale librario ed archivistico, manufatti cartacei e pergamenacei, materiale fotografico, cinematografico e digitale”, Accademia di Belle Arti di Bologna, a.a. 2015/2016. Relatore: Carlotta Letizia Zanasi; Correlatore: Andrea Del Bianco.


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