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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>M>Mori Alessia - Il sacello lauretano di Montecassiano. Storia, indagini scientifiche restauro e progettazione dell'ambiente espositivo*
Fin dai primi anni del Trecento, la traslazione del Sacello mariano fece diventare Loreto un centro religioso e culturale di notevole importanza e, di conseguenza, portò alla trasformazione della piccola cappella ad esso destinata nell’attuale Santuario mariano, importante meta di pellegrinaggio cattolico. La fama che il sacro luogo ottenne durante il corso dei secoli spinse numerosi artisti a replicare il sacello, sia su stampa che in copie reali, imitandone anche il suo rivestimento marmoreo cinquecentesco progettato da Donato Bramante.
In tale contesto, un particolare aspetto - legato al culto della Vergine e della sua Casa - è stato la fabbricazione, in diverse località marchigiane, di modellini devozionali del sacello portati in processione durante la notte del 10 dicembre a ricordo della traslazione della Santa Casa sul colle laureano.
Il presente studio ha approfondito l’analisi storico conservativa del plastico processionale conservato nella Collegiata di Santa Maria Assunta di Montecassiano, riproducente il rivestimento marmoreo della Santa Casa, con l’aggiunta di un gruppo scultoreo della Madonna col Bambino sulla sommità. La scelta del tema, ma soprattutto le scelte compositive adottate, fanno del modellino un’opera di grande valore devozionale per la comunità di Montecassiano, devota fin dai primi anni del Quattrocento alla Vergine di Loreto ed invocata molto spesso come liberatrice dalle epidemie.
L’opera è dipinta con la tecnica ad olio su tavola (211x140,5x85 cm) e si presenta particolarmente interessante dal punto di vista storico-artistico e tecnico, testimoniando una buona conoscenza del materiale ligneo e della sua lavorazione, realizzata quasi certamente da un maestro dell’intaglio. L’artefice ha scelto il legno non in maniera casuale, ha valutato le qualità idonee per una maggiore stabilità e durabilità del manufatto e ha considerato le caratteristiche tecnologiche del legname, da ciò si comprende come l’uso di diverse specie legnose risponde alle esigenze tecniche dell’artista e tenendo naturalmente conto della disponibilità territoriale del legname.
Dal punto di vista artistico, l’opera è l’esempio che più risente delle tendenze della scultura settecentesca, evidente sia per le proporzioni dell’architettura e la qualità della decorazione pittorica a imitazione marmorea, sia per l’imponente gruppo della Madonna col Bambino, adagiato su un cuscino di nuvole e cherubini sopra la balaustra. Ciò, per la cura pittorica nel trattamento materico delle superfici, nella resa dei particolari scultorei dell’ornamento marmoreo e della statua della Vergine con il Bambino, è da considerare, sotto l'aspetto tecnico, come uno dei più impegnati, tale da distinguersi dagli altri modellini ancora presenti nel territorio marchigiano.
La ricerca storica, basata principalmente sulle fonti documentarie conservate presso l’Archivio storico comunale di Montecassiano, ha fornito importanti notizie che hanno permesso di ripercorrere la storia che ha portato alla nascita del modellino devozionale, e poter così stabilire la datazione ed individuare gli artisti che lo realizzarono.

Nella seconda parte dell’elaborato si è approfondita l’analisi dello stato di conservazione del manufatto, arricchita dai rilievi grafici e dalle indagini scientifiche invasive e non.
L’analisi dell’opera ha fornito l’occasione di studio della tecnica di realizzazione del modellino, sia attraverso l’osservazione macroscopica delle superfici, sia attraverso una fase diagnostica basata su tecniche fotografiche ed analisi chimiche su prelievi di campione. Tali indagini hanno avuto come finalità quella di fornire maggiori informazioni circa lo stato di conservazione del modellino, la tecnica esecutiva e i materiali costitutivi dello stesso, contribuendo perciò a intervenire con un’adeguata metodologia di restauro che ha suscitato l’interesse verso il recupero del manufatto per molto tempo dimenticato.
L’artefice dell’intaglio per l’esecuzione della struttura lignea ha scelto le specie legnose in accordo con le loro proprietà tecnologiche e alle destinazioni d’uso. Dalle analisi per il riconoscimento delle specie legnose è emerso che l’artista ha fatto uso di abete rosso, per tutte le parti strutturali come le assi centrali del modellino e interne del gruppo scultoreo, le lesene, i dadi, il fregio ed il tavolato di copertura del modellino più forte e resistente all’attacco di insetti xilofagi; del pioppo, facile da lavorare, per le modanature e per le parti scolpite della Madonna col Bambino; del tiglio, tenero e di facile lavorazione per gli elementi maggiormente intagliati come i capitelli, le colonnine della balaustra e lo stemma. Le sezioni stratigrafiche hanno fornito notevoli informazioni riguardo la tecnica esecutiva del pittore, il quale, una volta preparato il supporto, con uno strato di probabile gesso e colla, l’ha impermeabilizzato con un impasto di ulteriore preparazione con l’aggiunta di Olio Siccativo, allo scopo di moderare l’azione assorbente e conferire maggiore elasticità alla preparazione, riconoscibile dalla particolare fluorescenza gialla e dalla penetrazione all’interno dello strato preparatorio sottostante.

Il restauro è stato improntato sul principio del minimo intervento, eseguendo gli interventi essenziali alla conservazione dell’opera; inoltre sono stati impiegati materiali e tecniche rispondenti ai principi della massima reversibilità e compatibilità con i materiali originali del manufatto. Come enunciato negli standard museali, nel rispetto dell'istanza estetica dell'opera, tutti gli interventi di integrazione si sono basati sul principio di riconoscibilità e hanno avuto un'estensione minima sufficiente a valorizzare la leggibilità dell'opera, senza modificarne il carattere di autenticità.

Il manufatto era collocato in una nicchia praticata nella torre campanaria, uno spazio alto, non illuminato, il quale non consentiva una buona fruizione da parte dei fedeli e dei visitatori. Per questo motivo, al fine di consentire una buona leggibilità dell’opera, il presente studio ha proposto un nuovo spazio espositivo, individuato nella cappellina laterale sinistra della stessa Collegiata.
Il progetto espositivo è stato delineato sulla base dello studio dell’ambiente consigliato, che ha previsto un’analisi aerobiologica ed un monitoraggio microclimatico dei parametri termoigrometrici e di illuminamento, in modo tale da valutare di quanto differiscono dai parametri ambientali ottimali di conservazione dell’opera, e progettare quindi delle modalità espositive e soluzioni ottimali di illuminazione, al fine di garantire la conservazione, la fruizione e la valorizzazione dell’opera nel rispetto degli standard conservativi.
I danni maggiori nei manufatti igroscopici sono dovuti ad escursioni repentine e non controllate dei parametri termoigrometrici che provocano stress meccanici dovuti al ritiro e al rigonfiamento, determinando di conseguenza fessurazioni, distacchi e perdita di pellicola pittorica. Risulta perciò indispensabile la riduzione degli sbalzi termoigrometrici e cercare di fare in modo che avvengano più lentamente così da consentire ai diversi materiali di seguire piccole variazioni. Dall’analisi dell’opera e del suo ambiente espositivo consegue dunque la proposta metodologica di conservazione che punta alla tutela del manufatto artistico agendo indirettamente, cioè intervenendo unicamente sull’ambiente circostante.
Nella conservazione preventiva la tutela si attua attraverso azioni mirate al mantenimento dei beni, che dovrebbero essere rivolte, non solo quando i beni sono ormai deteriorati, ma è necessario effettuare periodicamente dei controlli preventivi finalizzati a impedire l’insorgere di danni e del degrado, allo scopo di mantenerne l’integrità fisica il più a lungo possibile nel tempo, e con essa la leggibilità e la fruibilità ed evitare così un intervento di restauro, che resta, se pur nel minimo, invasivo per l’opera d’arte.
Come ricorda il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (D.lgs 22 gennaio 2004, n°42), la valorizzazione del patrimonio culturale consiste in attività dirette volte a promuovere la conoscenza e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio, al fine di favorire lo sviluppo della cultura. Pertanto, pur nell’esiguo spazio disponibile, il progetto conservativo ed espositivo suggerito si configura come supporto didattico per i visitatori che potrà contribuire alla comunicazione del bene culturale, ma soprattutto alla consapevolezza delle comunità locali del patrimonio come eredità culturale da conservare e tramandare.



* Tesi di Diploma Accademico di Secondo livello di durata quinquennale in Restauro abilitante alla professione (DASLQ01) conseguito presso I.R.M.- Accademia di Belle Arti di Macerata, a.a. 2013/2014. Relatrice: prof.ssa F. Pappagallo; Correlatori: prof.ssa L. Cataldo, M. Torre.


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Altri documenti

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UNI 11527/2014: Beni culturali - Rilevamento della carica microbica dell’aria in ambienti interni - Metodo di campionamento passivo mediante piastre di sedimentazione;

UNI 11130/2004: Beni culturali – Manufatti lignei - Terminologia del degradamento del legno;

UNI 11162/2005: Beni culturali. Manufatti lignei. Supporti dei dipinti su tavola – Terminologia delle parti componenti;


Sitografia

www.santuarioloreto.it (ultima consultazione marzo 2015);

Fonti Archivio storico di Montecasssiano; 

Archivio familiare Antolini;