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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>G>Galizzi Valeria - Studio e riassemblaggio della scultura lapidea di Bacco del Museo di Antichità di Torino: ricerca di un equilibrio tra fruizione e conservazione*
Il restauro delle statue lapidee frammentarie è stato affrontato in ogni epoca secondo le specifiche necessità di fruizione, gli strumenti a disposizione ed il valore simbolico attribuito alla singola opera. Le modalità d’intervento tardo-antiche non sono molto diverse da quelle dei secoli successivi: s’interagiva con una certa disinvoltura sulla materia originale, che veniva spesso trasformata in un manufatto diverso e, almeno parzialmente, nuovo.

Il moderno restauro della statuaria antica comporta, forse più che in altri ambiti, la continua contrapposizione fra esigenze filologiche ed archeologiche; le une dettate dalla volontà di guidare la lettura dei fruitori nell’interpretazione dell’opera, le altre da quella di purificarne la visione, liberando il frammento archeologico da qualsiasi aggiunta che possa falsificarne aspetto e comprensione. Il restauro di opere costituite da più frammenti comporta spesso anche l’instaurarsi di un conflitto tra fruizione e conservazione, dato dalla volontà di presentare l’opera nella sua interezza, ma dalla necessità di farlo eseguendo interventi spesso invasivi, che sacrificano la materia costitutiva per il ripristino di una statica ed un’integrità perdute.

Frutto di un’integrazione cinquecentesca di frammenti archeologici e di uno smembramento degli stessi, ispirato a principi puristi, la statua di Bacco del Museo di Antichità di Torino incarna tutti questi conflitti.  La scelta affrontata per il suo restauro è stata quella di ripristinare l’aspetto dovuto all’intervento del XVI secolo, riassemblando tutti i frammenti separati nei primi anni del XX sec.
Per affrontare l’intervento è stato compiuto uno studio accurato di tutte le peculiarità dell’opera, tramite l’integrazione di più tecniche diagnostiche: i marmi costitutivi sono stati indagati con l’abbinamento di analisi petrografica, catodoluminescenza ed analisi isotopica; tutti i materiali relativi ad interventi di restauro trascorsi sono stati riconosciuti e classificati grazie ad analisi UV, XRF e FT-IR; i perni antichi osservati con radiografie digitali e lo stato di aggregazione del marmo indagato con analisi ultrasonica mirata alle zone di maggior criticità.

Le caratteristiche individuate sono confluite all’interno di un calcolo statico, eseguito, in collaborazione con l’infn di Torino, con il metodo degli elementi finiti (FEM), sulla base di un modello 3D ottenuto dall’accoppiamento di scansione laser e fotogrammetria.
L’utilizzo di tecniche ingegneristiche ha permesso di verificare la possibilità di ricomporre i frammenti e di progettare una struttura di sostegno che, inserendosi tra i frammenti costitutivi, permette di esporre l’opera consentendo la fruizione da ogni lato.
Il riassemblaggio è avvenuto con perni reversibili, fissati grazie all’inserimento di boccole in acciaio inox all’interno dei fori di imperniaggio preesistenti, dopo averli protetti con Paraloid B72 e rimodellati con resina epossidica; ciò ha permesso di evitare di modificare la forma dei fori stessi. Le resine potranno inoltre costituire uno strato di intervento su cui agire per la rimozione delle boccole.

Il restauro ha previsto, infine, l’esecuzione di test per la pulitura dell’imbrunimento di uno dei frammenti: sono state eseguite prove con metodi chimici tradizionali, con acido tioglicolico e cisteina per la decolorazione del ferro, e con un trattamento sperimentale basato su batteri, svolto collaborazione con l’ENEA Casaccia. Nessuno dei metodi ha portato, però, a risultati soddisfacenti.
Per concludere, il lavoro svolto ha permesso di ripristinare solidità e continuità dell’opera, mantenendo l’integrità di tutti i frammenti, a vantaggio della sua sopravvivenza.


*Tesi di Laurea Magistrale conseguita presso l’Università degli Studi di Torino, Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali in convenzione con Fondazione Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali "La Venaria Reale", a.a. 2014/2015. Primo relatore: Prof. Antonio Iaccarino Idelson; Secondo relatore: Prof. Diego Elia; Terzo Relatore: Prof. Nicola Carlo Amapane; Correlatori: Dott. Marco Nervo, Dott. Giuseppe Giraudo.



Bibliografia essenziale

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