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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>G>Giangrasso Mirko - Studio, intervento conservativo e ricomposizione di lacerti musivi di epoca romana provenienti dall’area del Gruppo Episcopale di Asti*

L’elaborato di Tesi di Laurea Magistrale ha per oggetto lo studio, l’intervento conservativo e la ricomposizione di alcuni lacerti musivi di epoca romana provenienti dall’area del Gruppo Episcopale di Asti. I reperti, strappati durante le fasi dello scavo archeologico (2001-2009), appartenevano a tre ambienti di prestigio di una domus romana. Attraverso lo studio della documentazione di scavo e il confronto con pavimentazioni musive pertinenti per lo più alla medesima area geografica, sono state confermate le datazioni già proposte nell’edito (I-II secolo d.C.). Tramite rilievi eseguiti attraverso software di elaborazione grafica, realizzati attraverso il continuo accostamento con le evidenze archeologiche presenti in bibliografia, è stato possibile avviare il complesso percorso di ricostruzione degli apparati decorativi che caratterizzavano le pavimentazioni degli ambienti della domus, accrescendo le casistiche di confronto riguardanti il panorama musivo piemontese.
Ulteriori approfondimenti di carattere scientifico hanno permesso di sciogliere le vicende conservative che hanno caratterizzato la storia dei lacerti, di indagarne la tecnica esecutiva e di circoscrivere il bacino di provenienza dei materiali costitutivi.
Lo stato di conservazione degli oggetti era generalmente critico e frammentario, in quanto successivamente all’intervento di strappo l’opera ha perso quasi interamente il suo supporto originale; le malte che costituivano gli strati preparatori erano pressoché inesistenti e laddove presenti si mostravano fragili e non svolgevano in alcun modo la loro funzione. A carico delle tessere musive erano presenti numerosi fenomeni di degrado, il più critico era rappresentato da un diffusissimo fenomeno di fessurazione e scagliatura, che ne comprometteva alcune centinaia.
Ulteriore difficoltà era costituita dalla presenza di materiali di intervento non idonei: malta cementizia utilizzata durante lo scavo archeologico con la funzione di salvabordi, e adesivo per la velinatura a base di EVA (etilenvinilacetato), caratterizzato da un consistente spessore – fino a 4 mm – estremamente tenace e di complessa rimozione.
Attraverso l’attenta osservazione del recto e del verso dei brani musivi sono state distinte due diverse tipologie di deformazione:
 
 - Deformazioni dovute alla funzione pavimentale dei reperti e al lungo periodo di interramento.
 - Deformazioni causate dall’intervento di estrazione e dalla presenza di materiali non idonei.

L’attenta analisi dello stato di fatto dei reperti e la ricostruzione della storia conservativa sono state dunque le basi che hanno guidato la predisposizione del progetto d’intervento e la sua seguente realizzazione. La tipologia e la valutazione dei materiali di intervento è stata determinata in base ai requisiti di reversibilità, stabilità chimica e meccanica, leggerezza e compatibilità con i materiali e le tecniche originali.
La prima operazione eseguita sugli oggetti è stata la messa in sicurezza, che ha previsto la riadesione di tutte le tessere fratturate o che presentavano fenomeni di scagliatura, finalizzata ad evitare l’eventuale perdita di materiale originale o di modificare inavvertitamente la morfologia della superficie musiva nelle successive operazioni.
Il nodo centrale che ha influenzato l’intero iter progettuale è stato la volontà di mantenere le deformazioni dovute alla funzione pavimentale e al lungo periodo di interramento, a testimonianza della storia di un reperto archeologico, e parallelamente di condurre la rimozione di ulteriori deformazioni dovute all’intervento di estrazione; era stato pertanto ritenuto necessario non fissare direttamente i lacerti al di sopra del supporto definitivo che avrebbe mantenuto intatta la morfologia della superficie. Essenziale a questo fine era progettare un mezzo di sostegno provvisorio che permettesse di mantenere o eliminare selettivamente le deformazioni, che fosse sufficientemente tenace da consentire la rimozione della velinatura utilizzata durante lo strappo e che fosse di agevole rimozione, sia per garantire la sicurezza del manufatto sia per velocizzare le successive operazioni.
La realizzazione di diversi provini a imitazione dell’originale, su di cui sono stati testati svariati supporti provvisori progettati ad hoc, ha permesso di selezionare la metodologia più idonea da adottare senza compromettere i materiali originali. I medesimi provini sono stati utilizzati anche per testare differenti adesivi per una nuova velinatura del recto che permettesse, durante i passaggi da recto a verso e viceversa, il mantenimento o la rimozione delle deformazioni sopra descritte.
Il sistema che ha risposto alle necessità richieste in maniera migliore si costituisce di una sorta di calco dal retro, la cui stratigrafia comprende, a partire dalle tessere, uno strato di ciclododecano con funzione di protettivo e di distaccante, uno strato di lattice di gomma prevulcanizzato che svolge il ruolo di trattenimento delle tessere, una controforma in scagliola e l’aggiunta di una serie di accorgimenti volti a garantire la rimozione del sistema di supporto con il totale controllo della sicurezza dei lacerti e rapidità di esecuzione delle operazioni.
Le operazioni di pulitura e rimozione delle incrostazioni dal recto e dal verso sono state eseguite tramite azione meccanica (ablatore a ultrasuoni), mentre con applicazione di resine a scambio ionico e impacchi a base di sali di ammonio sono state parzialmente rimosse le patine biancastre dovute verosimilmente ad un lento fenomeno di dissoluzione e riprecipitazione di carbonati avvenuto durante i secoli di interramento.
L’intervento di restauro si è concluso con l’ancoraggio dei brani musivi ad un supporto rigido autoportante (3,45 x 1,15 m) in aerolam, rinforzato con profilati di alluminio onde evitare potenziali flessioni, al di sopra di una stratigrafia di malte studiate appositamente al fine di garantire leggerezza e reversibilità al sistema.


*Tesi di Laurea Magistrale a ciclo unico quinquennale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali (LMR-02) conseguita  presso l’Università degli Studi di Torino in convenzione con Fondazione Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali "La Venaria Reale". Primo relatore: Maria Concetta Capua; Secondo relatore: Valeria Meirano; Correlatori: Daniele Castelli, Paola Croveri.


Bibliografia essenziale

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