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GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>G>Genova Irene - Il restauro del bozzetto scultoreo del Carro di San Rocco di Pietro Consagra. Uno studio sul comportamento chimico-fisico di leganti pittorici impiegati nell’arte contemporanea*
Il presente studio esamina il restauro del bozzetto scultoreo dell’opera Carro di San Rocco di Pietro Consagra, oggetto di tesi di laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali presso l’Università di Palermo, e della relazione che intercorre tra l’opera all’aperto e il suo prototipo.
L’opera è attualmente conservata all’esterno del Baglio Di Stefano, sede della Fondazione Orestiadi, e rappresenta un carro processionale realizzato da maestranze locali nel 1983, dedicato a San Rocco patrono del Comune di Gibellina in Provincia di Trapani.
L’opera rappresenta un carro con vele composto da una base rettangolare ondulata blu, su cui si erge un “vascello” di colore grigio-violaceo con cinque gradini al centro e i lati ottenuti per sovrapposizione di fasce alternate rosse e gialle. Sul retro, tra il vascello e la base, s’inserisce una fascia azzurra che delimita le pareti del vascello, fino alla metà circa dei lati. Sulla parte superiore si elevano le vele bianche con al centro una girandola a sei petali, rotante su un’asse orizzontale.
I materiali impiegati nell'opera finale sono la lamiera, per il corpo scultoreo, e il tessuto, per la struttura di vele e girandola mobile dipinti a campiture uniformi sul progetto dell’artista, che realizza una maquette in legno, tela e fil di ferro dipinti con acrilici e acro-vinilici.
Il prototipo versava in un cattivo stato di conservazione: la superficie pittorica si presentava alterata da depositi coerenti e da gore da umidità, decoesioni in corrispondenza del supporto tessile, e la struttura della girandola riportava la dissaldatura degli elementi che ne impedivano il movimento. I colori di produzione industriale impiegati dall’artista hanno presentato un comportamento a degrado differente: quelli usati in miscela con pigmenti, hanno riportato gore di umidità diffuse, mentre i colori non miscelati hanno attratto maggiormente strati di deposito superficiale coerente e impronte digitali impresse dovute a una scorretta manipolazione dell’oggetto.
L’intervento di restauro del bozzetto è stato preceduto da una ricerca storico artistica dell’opera, attraverso ricerche del repertorio fotografico dell’epoca e interviste alle figure coinvolte nel progetto.
Sono state eseguite operazioni di pulitura con mezzi acquosi1 , di consolidamento con nanoparticelle di resina acrilica2, di ripristino del movimento della struttura degli elementi mobili3 e di reintegrazione pittorica ad acquarello4 ; le fasi dell’intervento sono state precedute e accompagnate da analisi colorimetriche, chimico-fisiche XRF ed FT-IR.
La ricerca sui leganti pittorici impiegati nel bozzetto è proseguita con uno studio sperimentale del comportamento chimico-fisico di modelli di leganti pittorici impiegati dagli artisti contemporanei quali emulsione acrilica5 e acro-vinilica6 , legante alchidico7 e caseina industriale8, sottoposti a test meccanici e chimico-fisici prima e dopo invecchiamento artificiale.
I degradi in cui versa oggi la scultura all’aperto sono legati alle tecniche esecutive e ai materiali che la costituiscono e che caratterizzano la sua finalità di macchina scenografica. Le operazioni di manutenzione svolte nel corso degli anni hanno previsto la sostituzione di parti strutturali e la sovrapposizione di strati pittorici che hanno causato variazioni della cromia e delle parti meccaniche del sistema di rotazione degli elementi mobili. Attraverso il restauro del prototipo e la ricerca fotografica è stato possibile ripristinare sia il suo aspetto cromatico che cinetico e risalire, quindi, all’aspetto originario del carro all’aperto, progettando un suo futuro intervento conservativo.


* Tesi di Laurea Magistrale conseguita presso l’Università degli Studi di Palermo, Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, a.a. 2014-2015. Primo relatore: Nicola Muratore; Secondo relatore e referente scientifico: Franco Palla; Correlatori: Sabrina Sottile, Cristina Costanzo. 
 

1 Una soluzione di Triammonio Citrato supportata con argilla sintetica Laponite RD applicata su carta giapponese Modelspan.
2 Dispersione K52 (Kremer Pigmente GmbH & Co), dispersione acquosa di estere di acido acrilico.
3 Plextol B500 al 5% in acqua deionizzata.
4 Cotman Water Colours, Winsor & Newton.
5 Linea Brera ditta Maimeri.
6 Linea Morgan’s paint ditta Toscano.
7 Linea Griffin ditta Winsor & Newton.
8 Linea Plaka ditta PeliKan.



Bibliografia essenziale

G. Di Milia, Consagra. The Drawings for the sculptures, L’agrifoglio Edition, Milano 1995;

L. Borgioli, P. Cremonesi, Le resine sintetiche usate nel trattamento di opere policrome, il Prato, Padova 2005;

O. Chiantore, A. Rava, Conservare l’arte contemporanea, Mondadori Electa, Milano 2005;

P. Clérin, Manuale di scultura. Tecniche, materiali, realizzazioni, Sovera, Roma 2007;

B. Ferriani, M. Pugliese, A. Rava, Interviste e interrelazioni con gli artisti ai fini della definizione di standard conservativi, in Lo Stato dell’Arte. V Congresso Nazionale IGIIC, Nardini Editore, Cremona 2007;

M. Coladonato, G. De Cesare, Pitture acriliche-viniliche in emulsione. Problemi di conservazione e proposte di restauro in un caso studio, in Lo Stato dell’Arte. VI Congresso Nazionale IGIIC, Nardini Editore, Spoleto 2008;

H. A. L. Standeven, House paints, 1900-1960. History and use, Getty Conservation Institute, Getty Publications, Los Angeles 2011;