Su questo sito si utilizzano cookies tecnici e di terze parti. Proseguendo la navigazioni accetti.

GRU>ARCHIVIO>ABSTRACT>Labianca Patrizia, Simone Francesco - Il restauro dei manufatti tessili del museo diocesano di Taranto*

Nell’ambito di un progetto di ristrutturazione e recupero edilizio dell’edificio che era sede del Seminario Arcivescovile e che attualmente ospita il Museo Diocesano di Taranto sono stati inseriti diversi progetti di conservazione e restauro relativi alla collezione di opere d’arte di proprietà dell’Arcidiocesi di Taranto.

La collezione comprende manufatti di vario tipo dalle tele dipinte, alle statue in cartapesta dipinta, ai manufatti d’oreficeria, lapidei e tessili, ascrivibili ad un arco temporale che va dall’VII al XXI secolo.

Il presente intervento concentra l’attenzione sui manufatti tessili e in particolare sul cursus progettuale e operativo che ha determinato alcune scelte nei materiali utilizzati e in ambito metodologico e applicativo.
Le opere sottoposte a restauro e manutenzione straordinaria comprendevano circa venti paramenti sacri di foggia, uso e provenienza vari, la cui datazione va dal XVII al XIX secolo, rappresentando, attraverso i tessuti con i quali sono confezionati, l’evoluzione stilistica e tecnica dell’impianto decorativo in essi raffigurato.

L’intervento di restauro dell’intero corpus ha interessato un periodo che va dal maggio 2011 al dicembre 2012, è stato differenziato a seconda dello stato di conservazione dei singoli manufatti ed eseguito secondo le vigenti norme sulla tutela delle cose di interesse storico-artistico, le metodologie più accreditate e sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Regione Puglia.

La prima scelta significativa è stata quella di allestire un laboratorio attrezzato in situ, ossia nei locali situati al pian terreno del museo, dove effettuare tutti i lavori di restauro e manutenzione sulle opere tessili. Tale scelta ha permesso un graduale spostamento dei manufatti da sottoporre a intervento conservativo dalle vetrine di esposizione ai tavoli dei locali allestiti ad hoc, evitando così lo svuotamento di intere sale espositive e l’accumulo di opere in laboratorio. Inoltre è stato possibile durante le varie fasi di lavoro rendere visibile al pubblico l’interessante, e allora ancora poco noto, lavoro del restauratore di tessili antichi.

Ogni parato è stato sottoposto a un procedimento conservativo consolidato da anni di esperienza nel settore del restauro tessile ma diversificato in base alla natura del manufatto e al suo stato di conservazione.
In particolare si fa riferimento al parato più antico della collezione del museo composto da una pianeta e una stola, databili al XVII secolo, di probabile manifattura napoletana, realizzati in gros de Tours di seta avorio, ricamato ad ago e ad applicazione di altri tessuti dipinti, rifinito con gallone a ricamo e frange a telaio in argento dorato filato e seta gialla. La complessità e la ricchezza dei materiali utilizzati per il parato suddetto nonché il suo stato di conservazione e la presenza di vistosi rammendi hanno imposto di scucire la confezione e separare i singoli pezzi costituenti la pianeta per facilitare le operazioni di restauro e restituire compostezza al manufatto. La stratificazione dei vari tessuti ha altresì comportato la combinazione di varie tecniche di consolidamento ad ago. Il parato dunque rappresenta, su tutti, il caso limite di significative e rilevanti scelte metodologiche e d’intervento che potrebbero apparire immoderate se non supportate da opportune considerazioni sulla natura intrinseca del manufatto e sulla sua storia conservativa.

In ultimo si vuole porre l’attenzione sulle scelte espositive riguardanti sia le vetrine che i manichini, messe in atto durante l’opera di ristrutturazione dei locali del museo.
A seguito di alcune valutazioni rispetto alla conformazione dei manichini, sono state apportate delle modifiche agli stessi, consistenti nell’aggiunta di una struttura appositamente creata per ogni parato al fine di agevolarne la fruizione, la corretta esposizione e la futura conservazione.

*Patrizia Labianca restauratrice abilitata all'esercizio della professione ai sensi dell'art. 182 Dlgs 42/2004